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17 Dicembre 2018, 18.54, KM153 – Torino Porta Nuova – Milano Centrale

Vorrei che Trenitalia fosse in orario più spesso, vorrei che la temperatura sui treni non fosse così elevata, vorrei che le persone non facessero telefonate così chiassose, vorrei riuscire a finire un libro senza rileggere quaranta volte la stessa frase senza capir niente, ecco, vorrei far a meno dei miei improvvisi deficit di concentrazione, vorrei che tu mi portassi al mare – be, forse è proprio questa la causa dei miei lapsus.

Tu non mi hai mai portata al mare, e al mare ci si portano le persone speciali, quei casini impacchettati con cura, proprio come me. Vorrei sentire l’odore di sale inebriare la macchina, con le braccia a penzoloni fuori dal finestrino e un pezzo di De André. Vorrei che mi guardassi come si guardano quelle cose belle, ma belle davvero. Belle e rovinate. Tu avresti la capacità di farmi sentire bella, anche solo per un minuto, anche solo per finta. Anche se fumo troppe sigarette. Anche se non so cantare, né tantomeno ballare e non conosco neanche barzellette divertenti. Ma sono un inguaribile romantica, ti basta? Vorrei essere il caso umano di qualcuno, per una volta. Vorrei avere qualcuno che abbia quell’incessante voglia di mettermi a posto, di raccogliere i cocci. 

Vorrei che mi portassi al mare, per sentire il rumore assordante delle onde contro la costa e guardarci in quel silenzio assordante. Che cliché. 

Ma poi se ci penso bene, ci vedo bene seduti in una di quelle osterie ultra chiassose e strette. E fa esageratamente caldo, e non fa niente se le mie gote sono esageratamente rosse e il vino mi da’ un po’ all testa e tu mi sorridi come se non avessi mai visto niente- niente se non me stessa. 

Se sbatto le palpebre un’altra volta ancora ci vedo- seduti in Darsena con i piedi che penzolano dal molo, una sigaretta in due e una di quelle birre artigianali che mi fanno girare la testa. Fa caldo e le zanzare mi infastidiscono. E non noi ci alziamo più, neanche quando il bicchiere è vuoto – il tuo, la mia birra si è riscaldata e tu mi guardi con aria di rimprovero. Ma a me la birra artigianale proprio non piace, eppure non te l’ho mai detto. Ma tu lo sai, come io so che tu odi il vino rosso. Eppure lo bevi lo stesso. Sono quei piccoli compromessi che accetti. Insomma- è tutto o niente, no?

Conosci la teoria di Marshall? Sì, insomma: Marshall odia le olive e Lily le adora, quindi son perfetti l’uno per l’altra, perché tutte le olive che non mangia Marshall le mangia Lily. Ma poi non è neanche vero, perché Marshall adora le olive, ma non riesce proprio a dirlo a Lily. Eppure lei l’ha sempre saputo. 

Ci sono così tante cose che vorrei far con te – semplicemente per il fatto che da sola non ne avrei mai il coraggio. Probabilmente assaggerei le acciughe se solo me lo chiedessi, smetterei di fumare e direi che il vino mi fa schifo. Anche se non è affatto vero. 

Vorrei che tu avessi scelto me,

con tutti miei compromessi, con tutti i miei forse, con tutti i miei perché. Perché io avrei accettato i tuoi. 

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