Sono le 6.03 ma è ancora buio, sembra quasi che questa giornata non abbia il coraggio di cominciare, un po’ come me. Sono le 6.03 e il tepore della macchina preriscaldata mi da quegli ultimi brevi ma intensi momenti che il mio cervello riconduce al termine “casa”.
Sei pronta?
Non lo so papa’, ogni volta mi sembra di non esserlo mai. Vorrei restare qui, tra i grovigli delle mie lenzuola protetta dalla vostra presa ferrea. Io ti sorrido, ma con un po’ di malinconia, quella che ti fa pesare il cuore e pure lo stomaco. Vorrei sentir sempre il profumo del mare, il rumore del vento che ti annoda i capelli e ti fa lacrimare gli occhi. Metti sù quel disco dei Supertramp che mi piace da impazzire, e quando parte Child Of Vision alzi il volume alle stelle, perché io e te lo sappiamo che quella è la nostra canzone. Dura 7 minuti, la durata precisa del tragitto casa – aeroporto e anche se non è ancora finita, perché la strada a quell’ora non è mai trafficata, tu non spegni la radio fino a che non ha risuonato l’ultima nota, solo così sono pronta a partire. Solo sapendo che infondo, tornerò.
Cara Sardegna,
vorrei dirti che i tuoi tramonti caldi e passionali io me li porto sempre con me, ovunque io vada, e che qualunque tramonto non sarà mai bello quanto il sole che muore dietro Capo Caccia, visto con le gambe a penzoloni sulla Muralla. Le passeggiate lungo i bastioni, la sabbia umida e i tuoi profumi intensi. La quiete di un lunedì sera e la frenesia di una domenica pomeriggio, una di quelle dove il sole spacca le pietre e ti brucia quasi la retina a starlo a guardare, ma la sensazione del tepore sulla tua pelle in una giornata invernale, i caffè in piazza e le birre vuote. Sedute sugli scalini sporchi, inermi e indifferenti, i drum girati troppo in fretta, “sei sempre in ritardo”. “Aspettiamo l’alba?”. Il belvedere, le rocce, le onde che si infrangono alla riva, troppe alghe. C’è marea brutta. La città è deserta, ma c’è comunque troppa gente.
Questi piccoli e insignificanti particolari a cui non faccio mai caso, li porto con me, ovunque io vada, nonostante io sappia che non li troverò mai più da nessun altra parte, ed è proprio perciò che fa così male lasciarti: nessun posto al mondo è come te e dubito lo sarà mai.
Per sempre mio rifugio,
la tua nostalgica amante.