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Ho paura. 

Sono qui, seduta sola nell’ombra, un leggero spiraglio di luce entra dalla finestra socchiusa e illumina il pavimento, ed io cerco con tutta me stessa di aggrapparmici. A quello spiraglio di luce.

Sì, ho paura. E fa schifo ammetterlo.

Ma a 20 anni bisogna avere paura, no? 

Sono questo, i vent anni, paura e insicurezze. Adesso sono seduta qui inerme, e tra un anno chissà dove sarò. Cerco stasi nella metamorfosi dei miei insipidi vent anni, ed è un bel paradosso cercare un punto fermo in mezzo ad una bufera. Mi sento sola anche quando vedo mille volti che mi circondano, che sorridono e fingono che tutto sia un perfetto cosmico e la vita sia una melodia. Vorrei esser come loro, saper fingere con un bicchiere di vino in mano, ma io li vedo da fuori. Ed oggi mi sento in un orbita, chiusa in una bolla di incertezze. Non riesco a pensare- o forse non voglio e basta. Trovo serenità in una giornata di pioggia e malinconia in una giornata di sole. Dico di odiare quei film melensi che ti si presentano con allegato un foglietto informativo con su scritto “Piangerai a dirotto”, ma tanto poi piango lo stesso. Forse solo per l’immagine, forse solo per la colonna sonora azzeccata, anche se gli attori sono mediocri e la trama è francamente troppo banale. 

La mia sensibilità mi disgusta, vorrei non sentir niente e star comunque bene. Ti basta un minuto per esser la persona più felice del mondo, la tua vita ti sembra un film di Woody Allen dove tutto è perfettamente curato nei minimi dettagli, dove anche i personaggi psicologicamente più complessi si riducono alle scelte più deludenti. 

Pensiamo di esser l’eccezione, ma siamo la regola.

Pensiamo di essere diversi, non migliori, semplicemente diversi. Sentiamo la necessità di provare che non c’è spazio per noi in questo mondo, che l’era dei Millennials ci disgusti, mentre l’unica cosa raccapricciante è che in realtà, in fondo, questo mondo di realtà egocentriche ci fa impazzire. Stare al centro del mirino, registrare ogni frammento dell’apice della serata. 

Ho vent anni, tra poche settimane ne avrò 21 e vorrei davvero che cambiasse qualcosa. Ma allo stesso momento vorrei che non cambiasse nulla, perché la paura mi mangia viva. Mi piace aver la vita schematizzata, svegliarmi la mattina e sapere cosa devo fare, mi piace non dover aver paura di buttarmi in mezzo alla calca e cercare di provare quanto io valga per davvero. Sto seduta in mezzo a trecento persone ad ascoltare un professore nei suoi sessant’anni di cinismo dirmi che il mondo vero non è tra i banchi universitari, ma è là fuori. E sembra quasi di vivere una vita non mia, ma questa vita mi piace e vorrei non lasciarla andare mai.

L’ansia che ti mangia viva il giorno prima di un esame, le lezioni delle 8.30 e i miei costanti ritardi ingiustificabili.

Avere vent anni è un concetto così controverso che appare quasi ineccepibile. Mi sento seduta al bordo del mondo senza potervici entrare. 

Mi sento fuori da ogni prospettiva. 

E.. cazzo, sono qui seduta a guardare il mondo dalla stanza del mio bilocale e mi chiedo cosa ne sarà di me.

Ma l’unica risposta che riesco a darmi è che ho una paura fottuta.