metà

innumerevoli sono, le volte in cui mi fermo all’orlo del precipizio, ma in nessuna di queste, mai, ho davvero il coraggio di guardare giù

quando penso a me, me in carne ed ossa, un metro e sessantasette di “forse” e “domani lo faccio” quello che mi viene in mente è ironicamente il desktop del mio computer, le cartelle disordinate e decine di bozze lasciate a metà, quasi tutte senza titolo

ed è così facile sentirmi un involucro di occasioni sprecate, eppure è altrettanto facile rimproverarmi per questa vile tendenza a lasciare tutto a metà: libri, note, appunti, conversazioni, relazioni o semplicemente vivere

è labile e incredibilmente sottile il filo rosso che scinde il concetto di vivere e sopravvivere, io, so di essere decisamente più familiare con la seconda piuttosto che con la prima

mi dico sempre che a ventidue anni non si ha davvero vissuto, ma se non adesso, allora, quando? a trenta, a quaranta… a cinquanta? eppure resto inerme mentre le ore e i giorni mi scivolano tra le dita

non riesco più a contare le volte in cui mi sveglio e quelle in cui mi addormento, non riesco nemmeno a decifrare l’intermezzo tra queste due azioni che sono diventate fastidiosamente monotone

continuo ad essere ma mai ad esserci- per nessuno, neanche per me stessa

ci sono giorni che mi libero dalle lenzuola con la voglia di spaccare il mondo, di fare cose, di vivere e altri giorni che di liberarmi di quelle lenzuola, proprio non ne voglio sapere. non esiste il grigio, non esistono i mezzi colori nella mia quotidianità, esiste il bianco e il nero, esiste sì e no

ma devo riconoscere che quando mi sveglio investita da quell’irresistibile frenesia di vivere ogni istante e divorare il tempo, inseguendolo a grandi falcate- lì trovo me stessa e la notte, prima di chiudere gli occhi, prego di essere me stessa anche il giorno dopo e tutti quelli a seguire, perché è una sensazione fantastica trovarsi e non volersi lasciar andare

Lascia un commento